IL LIBRO: L'ISLAM POSSIBILE IN ITALIA

L'Islam possibile in Italia
In libreria

recensione di Enrico Galoppini
http://www.aljazira.it/index.php%20option=content&task=view&id=664&Itemid=1

Autore: ZAHOOR AHMAD ZARGAR
RENATA RUSCA ZARGAR
Titolo: L'ISLAM POSSIBILE IN ITALIA
Editore: Bastogi, 2005
Pagine: 120
Prezzo: 10 euro
Per un’inveterata abitudine a considerare superiore il punto di vista «scientifico», quando si è alla ricerca di informazioni su qualcosa che non conosciamo, tendiamo ad affidarci sempre alla figura dell’«esperto». L’«esperto» è certo persona informata, che ha studiato, analizzato, sviscerato l’oggetto delle sue ricerche, ed è in grado di fornire opere talvolta preziose, utili per acquisire quelle informazioni che cerchiamo.
Tuttavia, tendiamo a dimenticare che anche l’«esperto», magari dissimulando abilmente (se non addirittura inconsapevolmente!), non è avulso dai suoi sentimenti, dalle sue predilezioni, dai suoi punti di vista. Questo dobbiamo tenerlo a mente quando acquistiamo uno dei tanti libri sull’Islam disponibili nelle librerie: ciascun autore –anche per la sola scelta operata dei temi da trattare – trasmette in quelli che sovente si presentano come ‘manuali’ sull’Islam il suo personalissimo punto di vista. «Vi sono molti Islam», si sente spesso dire… e «molti Islam» sono quelli, appunto, che ci presentano gli «esperti». Questo tipo di studi è quello in uso presso le Università, dalle quali sono banditi come «non scientifici» tutti quei testi di coloro che, non «esperti», espongono il loro punto di vista (ricordiamocene sempre!) su quello che nel loro caso non è però un oggetto di studio, bensì quotidianità, vita reale, tensione verso un’Idea.

Dunque, chi vuole informarsi sull’Islam e non è musulmano si trova davanti ad una scelta quando vuole leggere qualcosa: affidarsi agli «esperti» accademici o ai musulmani stessi? Personalmente consiglio di muoversi su entrambi i fronti, e un buon approccio ad un punto di vista «interno» è quello offerto dall’agile libro dei coniugi Zargar, musulmani italiani, d'origine indiana lui, 'italiana d.o.c.' lei (si sono conosciuti in India, nel Ladakh, quando lei era affascinata dalla religiosità induista).Il merito principale di questo libro sta nel fatto di presentare al lettore, nella forma di una conversazione intensamente partecipata, l’Islam di due ‘musulmani qualunque’, che s’interrogano sui problemi del mondo, dell’Italia e della comunità musulmana (i diversi registri di «appartenenza»), senza remore quando ritengono sia il caso di criticare alcuni fenomeni – in specie sociali - relativi al mondo islamico, ed altrettanto sinceri quando si tratta di parlare del loro essere musulmani in Italia (senza alcun tono proselitistico, espressamente detestato dagli autori).

Zahoor Ahmad e Renata in questo libro si pongono il problema, molto dibattuto oggi, del come sia possibile una pacifica e civile convivenza tra persone che seguono religioni e culture diverse: “Il Corano e la Sunna espongono i principi eterni dell’Islam, che possono essere applicati ad ogni epoca e ad ogni luogo, ma popoli diversi non possono divenire uguali solo per la religione. Essi hanno molti altri fattori di disuguaglianza e di unicità, pur credendo nelle stesse verità di fede. E inoltre, continuano la loro storia, hanno un’economia, una posizione geografica…” (p. 21).
Ecco, più chiaro di molte analisi sociologiche, come si possa essere, ad esempio, musulmani ed italiani!

Il confronto tra i due autori, poi, si dipana attraverso quegli interrogativi più comuni che oggi, spesso ad arte, vengono instillati nelle menti di chi pensa che i telegiornali esistano per informarci… Ci parla del valore della famiglia nell’Islam; dell’atteggiamento di fronte alla morte (sempre più rimossa dalla «civiltà (?) moderna»); degli equivoci sul concetto di jihad (“Qualsiasi atto, la parola, gli scritti, il rispetto, la giustizia, la tolleranza, l’amare gli altri come se stessi, i comandamenti, ogni comportamento nella vita sociale, nel rapporto con gli altri (musulmani e non) nella vita comune, rappresenta lo sforzo sulla via di Allah, cioè la jihad [jihad è maschile, NdR]. Questo libro, ad esempio, è la nostra jihad, il nostro sforzo perché il mondo sia migliore […]”); della condizione delle donne nelle differenti società islamiche (e fanno bene a ricordare le donne ai vertici della politica nel mondo musulmano, da Benazir Bhutto in Pakistan a Megawati Sukarnoputri in Indonesia) e della questione delle mutilazioni genitali femminili (praticata in alcuni paesi musulmani ma assolutamente non «islamica», mentre lo è la circoncisione maschile); dell’integrazione degli immigrati di religione musulmana (“se non si lavora insieme per l’integrazione, si rischia di creare dei ghetti”, p. 77); del rapporto con le altre religioni (non manca una stoccata agli eccessi di zelo di chi, per un malinteso senso del rispetto, abolisce il Presepe a scuola!); delle regole alimentari islamiche e delle proibizioni nell’Islam (c’è anche una risposta a quelli che credono che per un musulmano sia lecito vendere la droga a un non musulmano…); del divorzio e della poliginia (“Non possiamo essere tutti ostaggio di quelle poche persone che vogliono ancora tenere più mogli. Dobbiamo pensare ai benefici generali per la nostra comunità e ricordare che viviamo sotto la legge italiana”, p. 70); dell’‘apostasia’ nell’Islam; dell’‘Islam spettacolo’ di inadeguati suoi paladini e, speculari ad essi, inverecondi guitti televisivi; del rapporto tra l’Islam e gli animali, l’Islam e la natura, l’Islam e la scienza (la ‘riprova scientifica’ dell’autenticità del messaggio trasmesso dal Profeta Muhammad starebbe nel fatto che il Corano, secondo autorevoli scienziati, non è in contrasto con le moderne scoperte).

Termina il libro (che in qualche passaggio presenta qualche ingenuità sull’immigrazione e la «libertà» e l’«indipendenza» di cui godrebbe l’Italia, sede di 107 basi militari degli Usa) una sincera perorazione della necessità di stabilire un’intesa tra la Comunità dei musulmani italiani e lo Stato italiano.
Ma oggi la parola d’ordine è diventata quella dell’«Islam moderato»… “Ma chi è l’Islam moderato?”, chiede Renata al marito. “Io credo che l’Islam non sia «moderato» o «immoderato» ma sia l’Islam e basta. Non posso condividere questa precisazione, perché non ci sono più Islam tra cui sceglierne uno, la base dell’Islam è il Corano, la vita e i detti del Profeta, e basta. L’uso dell’aggettivo «moderato» è anche pericoloso, perché, forse, viene attribuito dal governo alle persone più vicine alla loro parte politica o più osseqiuenti [sic] ai loro desideri! E ciò non è democrazia, rispetto, libertà. Così come usa individuare come paesi islamici moderati quelli, magari, che sono ossequienti all’Occidente (e non importa poi che cosa facciano in realtà!). Se, invece, si vogliono con tale termine individuare gli islamici che rispettano le leggi italiane, naturalmente dobbiamo essere tutti «moderati», come ho già spiegato, perché dobbiamo assolutamente rispettare le leggi del paese in cui viviamo, come è prescritto anche dall’Islam” (p. 85).
Troveranno ancora qualcosa da eccepire i Cristianisti, i Crociati dello Zio Sam? I coniugi Zargar li hanno ben individuati: “Tutti hanno notato che ad usare i toni da «crociata» contro di noi, sono le persone che meno hanno a che fare col Cristianesimo” (p. 64). E’ soprattutto per colpa di questi cristiani senza Cristo che un musulmano italiano o residente in Italia oggi deve sempre sentirsi sulla difensiva, come se fosse responsabile di tutto quel che viene commesso in nome dell’Islam. C’è da chiedersi perché questo ignobile modo di ragionare non venga applicato ad un ebreo di fronte ai crimini perpetrati dallo Stato israeliano e dai suoi ‘coloni’, ad un cristiano per l’incalcolabile serie di crimini del «Presidente Bush», il quale non perde occasione per rammentarci il suo fervore religioso. E meno male che non è così, perché non avrebbe alcun senso, quindi la si smetta di mettere alla gogna le persone, in tv, a scuola, sul lavoro.
Smettiamola di cercare sempre uno con cui prendersela, di conformarsi ai desideri della maggioranza (o di quella che i media dipingono come tale), di sputare sentenze sull’Islam e i musulmani quando a fatica ne abbiamo conosciuto uno.
E ascoltiamo – dalle parole di due ‘musulmani qualunque’ - il sincero desiderio d’integrazione in Italia della stragrande maggioranza di loro: “Che cosa significa integrazione? Per me integrarsi nella società non significa cancellare il proprio essere ma contribuire all’arricchimento e al progresso del paese che ospita, portando il proprio modo di essere e imparando dagli altri ciò che è migliore. In effetti, significa interazione. Non è un cammino facile, né breve, ha le sue spine e ci vuole molta pazienza. Bisogna essere aperti agli altri, senza caricarsi di pregiudizi o credersi superiori. Il rispetto reciproco e il dialogo sono fondamentali per la società” (p. 42).

L’Islam è possibile, in Italia.

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GLI AUTORI:
ZAHOOR AHMAD ZARGAR, indiano del Kashmir, è il presidente della Comunità dei Musulmani della Liguria. Risiede a Savona da circa vent'anni, è cittadino italiano e si è inserito brillantemente nella vita culturale e sociale della città, promuovendo numerose iniziative per la conoscenza dell’Islam. E’ noto per aver inviato al Papa Giovanni Paolo II una lettera per manifestargli apprezzamento per l’opera a favore della pace, ottenendone risposta.
RENATA RUSCA ZARGAR insegna materie letterarie nella scuola superiore e scrittura creativa all’Università delle Tre Età di Savona, è autrice di racconti su temi storici e sociali e collabora con riviste e giornali anche per quanto riguarda la critica letteraria e d’arte. Si occupa di numerologia da molti anni; è esperta di cultura indiana e islamica.
Enrico Galoppini
È laureato in Storia Contemporanea all'Università di Pisa e diplomato in lingua araba (fine corso) presso la Jordan University di Amman e l'Institut Bourguiba des langues vivantes di Tunisi, attualmente insegna Storia dei Paesi islamici presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università di Torino (http://www.blogger.com/). È inoltre interprete e traduttore dall'arabo, ed animatore del sito internet Aljazira.it. Particolarmente interessato agli aspetti religioso e storico-politico del mondo arabo-islamico, alla storia del colonialismo, all'attualità politica internazionale, ma anche a fenomeni di costume, collabora o ha collaborato a «La Porta d'Oriente», «Diorama Letterario» «Italicum», «Africana», «Levante», «LiMes». Ha pubblicato alcuni saggi e prefazioni, ed il suo primo libro è Il Fascismo e l'Islàm (Edizioni All'Insegna del Veltro, Parma 2001).