ZARINA


COPERTINE A CURA DI ZARINA








presentazione del libro:







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LETTERA AL QUOTIDIANO LA STAMPA

di Zarina Zargar
pubblicata in data 3 marzo 2009

Dal 14 al 18 febbraio alcuni studenti del Liceo Artistico Arturo Martini di Savona si sono recati, in seguito alla partecipazione ad un concorso bandito dall’Aned (associazione nazionale ex deportati) di Savona e Imperia, in Polonia. E’ stato possibile visitare i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau con l’obiettivo di toccare con mano ciò che si è studiato sui libri di storia. Camminando sotto la neve era impossibile non volgere neanche per un momento il pensiero verso chi, in condizioni certamente peggiori, era stato costretto ad una “vita” di paura e sofferenza in quegli stessi campi.A distanza di anni, ormai, non si riesce quasi ad immaginare come lo sterminio di tante persone (criminali comuni, oppositori politici, omosessuali, zingari, asociali ed ebrei) sia potuto accadere. Restano, eppure, camere a gas, tonnellate di capelli, scarpe, pentole ed occhiali, un giorno lontano appartenuti a persone libere, a testimonianza di ciò che è stato. Ed è passando fra i resti di questa tragedia che ci si ritrova ad osservare fotografie, non si sa come sopravvissute alla distruzione, di uomini, donne e bambini. Fotografie spensierate ed allegre, forse di una gita in barca o semplicemente di un pomeriggio felice passato con i propri genitori. Fotografie di esseri umani che potevano ancora chiamarsi tali, esseri umani che non sapevano che di lì a poco la loro vita sarebbe diventata peggio di un incubo. E’ proprio credendo di trasferirsi in un posto sicuro a lavorare, con l’inganno, che intere famiglie sono entrate in un campo di concentramento dove sono state private dei loro averi, della loro dignità, degli affetti più cari. Neanche una parola fra un internato e l’altro era permessa agli occhi dei Kapo, non una parola di sostegno che avrebbe potuto, invece, significare la morte del compagno. Ed in molti la morte la cercavano, gettandosi sul filo elettrificato pur di porre fine a quelle orribili sofferenze, ed in molti altri ancora, invece, viveva la speranza di un nuovo giorno all’uscita dal lager. La speranza di qualunque cosa, che comunque sarebbe stata migliore di tutto ciò.E’ alla luce di quello che è accaduto che così spesso si parla di “non dimenticare”. Si chiede soltanto un po’ di attenzione verso chi non ha potuto vivere come noi, che ci piaccia o meno, un’esistenza degna di questo nome. Il ricordo di quello che uomini come noi hanno reso possibile deve ancora una volta portare a riflettere, a chiedersi il perché di gesti tanto violenti, ma soprattutto, impedirci di ripetere gli stessi errori.

Zarina Zargar (Liceo Artistico- Savona
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zarina zargar
LIONS CLUB - VIAGGIO IN NORVEGIA - 2010